Quando moriamo ce ne rendiamo conto? Il cervello funziona ancora dopo il decesso

Che cosa accade al nostro cervello al momento della morte? E’ possibile rendersi conto dell’effettivo decesso negli istanti successivi all’assenza dei parametri vitali? Il cervello umano risulta uno degli organi principali dell’intero organismo, intervenendo all’interno del sistema nervoso centrale, presente sia nei vertebrati che in tutti gli animali a simmetria bilaterale.



Nei soggetti vertebrati l’organo del cervello si trova situato all’apice del nevrasse, all’interno del cranio che lo protegge. Insieme al sistema endocrino il cervello si attiva nella regolazione delle funzioni vitali. Il cervello umano interviene nello sviluppo embriologico del prosencefalo, comprendendo anche il cervelletto e cervellino.

L’organo del cervello viene suddiviso nel diencefalo e nel telencefalo che include la corteccia cerebrale e si suddivide, a sua volta, in quattro aree dette lobi: Lobo frontale, Lobo parietale, Lobo occipitale, Lobo temporale. Il diencefalo comprende invece: il talamo, l’epitalamo, il metatalamo, l’ipotalamo e il subtalamo.

Attraverso questo nuovo articolo ci occuperemo di approfondire tutti i dati relativi alle ultime scoperte in campo medico-scientifico in riferimento al momento del decesso dell’organismo e alla continuità della funzioni cerebrali secondo le quali sarebbe possibile rendersi conto dell’avvenuto stato della morte stessa.

Quando moriamo ce ne rendiamo conto? Tutto quello che occorre sapere

Anche se per un limitatissimo spazio temporale il cervello umano sembrerebbe continuare a funzionare anche nel momento successivo alla morte dell’organismo. Secondo quanto pubblicato sul Mirror il defunto si troverebbe ancora in grado di avvertire e udire la diagnosi di morte avvenuta da parte dei medici prima di risultare a tutti gli effetti morto. Per alcuni secondi il cervello umano continuerebbe così a funzionare, seppur descrivere le sensazioni del soggetto si riveli impossibile.



Sulla base dello stesso studio condotto sul cervello anche in presenza di una cessazione dei battiti cardiaci il cuore continuerebbe a funzionare per alcuni minuti, sotto la consapevolezza del trapasso della vita. Gli studi si sono concentrati sulla sopravvivenza dei soggetti agli attacchi cardiaci, nello specifico su ciò che accade ai soggetti nel momento stesso in cui vengono dichiarati ‘morti’ dal personale medico per poi riprendere le proprie funzionalità vitali.

Sulla questione è intervenuto il Dottor Sam Parnia, il quale ha spiegato nel dettaglio che cosa accade ai pazienti sopravvissuti ad un arresto cardiaco. Alcuni pazienti, successivamente al ripristino delle funzioni vitali, si sono dimostrati in grado di descrivere quanto avvenuto intorno a loro in assenza del battuto cardiaco registrato dai macchinari specifici.

La straordinarietà e la complessità di alcuni racconti hanno portato i medici alla valutazione di quanto affermato nelle righe precedenti sulla capacità del cervello di rimanere in funzione per alcuni minuti anche dopo il decesso effettivo e irreversibile. Molte testimonianze si sono dimostrate in grado di raccontare nei minimi dettagli quanto avvenuto intorno a loro al momento dell’arresto cardiaco, riportando conversazioni dei medici e degli infermieri unite alle azioni compiute.

I soggetti deceduti sarebbero così in grado di udire il momento della dichiarazione dell’avvento decesso da parte dei medici, registrata indicando l’ora e i minuti precisi, prima del trapasso. Impossibile conoscere invece l’effettiva sensazione provata negli ultimi istanti di vita data dal funzionamento del cervello.