Cosa mangiare in caso di diarrea

Cosa mangiare in caso di diarrea

La diarrea, chiamata anche dissenteria, è un disturbo transitorio della defecazione che si caratterizza da un drastico aumento del rilascio di feci giornaliero superiore ai 200 grammi, presentandosi generalmente sotto forma di consistenza inferiore rispetto alla normale densità delle feci stesse in buone condizioni di salute dell’organismo.



La diarrea sussegue quindi un aumento dello scarico dell’alvo intestinale e può suddividersi in forma acuta, con durante inferiore alle due settimane, oppure in forma persistente se protratta da due a quattro settimane, diventando cronica nei casi di una durata superiore.

Nel 70% dei casi si tratta di un disturbo transitorio per il quale non occorre una terapia specifica, causato da agenti infettivi. La diarrea può essere tuttavia causata anche da farmaci, dall’alimentazione, da specifiche patologie, allergie e intolleranze.

La diarrea acuta trova un terreno di proliferazione di casi soprattutto all’interno di aree territoriali in paesi in via di sviluppo, provocando annualmente il decesso di 4 milioni di bambini al di sopra dei cinque anni a causa delle scarse condizioni di igiene, cottura degli alimenti, infezioni, ecc.

La diarrea cronica è spesso dovuta alla patologia del colon irritabile, come alla presenza del morbo celiaco, patologie a carico dell’intestino. Ma il disturbo può presentarsi anche sotto forma di diarree secretorie con un volume fecale elevato e un’alta perdita di liquidi, generalmente causate da sostanze sostanze endogene o esogene legate ai recettori specifici all’interno delle membrane dell’epitelio intestinale.

Le diarree osmotiche compaiono invece in presenza del superamento del lume intestinale di 50-100 mOsm/kg rispetto al volume plasmatico. Le diarree infiammatorie si originano in presenza di un processo infiammatorio a carico delle mucose per diverse ragioni.



Le diarree da alterata motilità intestinale consistono in un’attività propulsiva dell’intestino con una diminuzione del tempo di transito degli alimenti.

I sintomi più comuni della diarrea consistono in crampi addominali, vertigini, eccessiva sete, minzione frequente dalla colorazione delle urine scura, meteorismo, spossatezza, mal di testa, febbre, nausea, dimagrimento, disidratazione, feci molli o liquide, gonfiore addominale e crampi, possibilità di sangue all’interno delle feci per il quale contattare il proprio medico di base.

Cosa mangiare in caso di diarrea? Esempi da seguire

In presenza di diarrea il soggetto può assumere determinati comportamenti alimentari, modificando gli alimenti da introdurre e le bevande, escludendo il resto dei cibi potenzialmente ad effetto incrementante il disturbo.

In presenza di diarrea è consigliabile assumere alimenti astringenti come: patate lesse, riso bianco e riso integrale, pollo privo di pelle, pompelmo, ananas, banane, tuorlo d’uovo, mele cotte, pesce magro bollito, carote, crusca d’avena, aglio allo stato crudo, yogurt.

Tra le bevande consigliate si possono assumere: tè, acqua tiepida e limone, spremute di pompelmo, spremute di agrumi fatta eccezione per le arance.

Tra gli alimenti da evitare si trovano invece: fritture, insaccati, preparazioni industriali confezionate, carne grassa, selvaggina, latte, liquori, bevande gassate e zuccherate, alcool, pane fresco, brodo di carne, bevande ghiacciate, dolci, gelati, formaggi grassi e fermentati, arance, uva, frutta acerba, castagne, alimenti conservati, stufati, antipasti.

Molto spesso, in caso di necessità, si potrà ricorrere anche ai rimedi farmacologici da banco, da assumere secondo le indicazioni riportate.